Sede di via Monte di Pietà
Se l’Ufficio Pio nasce per “maritar povere figlioule”, dal Seicento inizia ad occuparsi anche della povertà in senso più ampio. In particolare, la sua opera si indirizza verso i cosiddetti “poveri vergognosi”, ovvero decaduti da una condizione di benessere, “che, chiudendo fra le mura domestiche la lor nimica povertà, […] arrossiscono di confessarsi famelici”. Il compito di individuare coloro che rientrano nella categoria è affidato agli elemosinieri, ovvero confratelli che, mantenendo la massima riservatezza sui soggetti, riferiscono al rettore le notizie relative alle condizioni di povertà dei nobili decaduti o borghesi impoveriti e si occupano di far pervenire loro l’aiuto economico ricevuto dal padre spirituale e dal rettore.
Ancora nel Novecento si parla di poveri vergognosi, come si legge nel cartiglio che accompagna uno degli affreschi realizzati da Paolo Gaidano nella sala consiliare della nuova sede delle Opere Pie di San Paolo in via Monte di Pietà (1909): “Nascondi l’elemosina nel petto dei vergognosi”. Sul finire del secolo scorso, e soprattutto negli anni 2000, il sostegno alla povertà viene ripensato sulla base dei cambiamenti sociali. In continuità con il passato, si presta aiuto a chi, a seguito di un evento sconvolgente e inaspettato, si trova in difficoltà economiche, ma si abbandona il riferimento alla classe sociale. Si definisce un nuovo progetto con lo scopo riportare un equilibrio nelle vite delle persone che hanno subìto una destabilizzazione e ripensare un percorso che scongiuri situazioni di vulnerabilità, con la stessa fiducia nelle proprie capacità dimostrata dagli equilibristi: il nuovo progetto, avviato nel 2007, si chiama Trapezio.










